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Ci sono canzoni che funzionano. E poi ci sono canzoni che entrano nella storia. Billie Jean di Michael Jackson appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Ma qual è il vero segreto del suo successo? Non è solo la melodia, né il testo enigmatico. È il groove.

Un ritmo che non molla mai

Ascolta attentamente Billie Jean: dall’inizio alla fine, la batteria non cambia praticamente mai. Niente fill vistosi, niente variazioni evidenti. Solo un pattern costante, ipnotico.

Il batterista è Ndugu Chancler, e la sua missione fu chiara fin da subito: non distrarre, ma sostenere. Il risultato è un ritmo così solido da diventare una sorta di metronomo emotivo che accompagna tutta la canzone.

👉 Questa scelta va contro l’istinto di molti musicisti, che tendono a “dimostrare” le proprie capacità. Qui invece vince la semplicità consapevole.

Il basso: protagonista silenzioso

Il celebre giro di basso, suonato da Louis Johnson, è uno dei più riconoscibili di sempre. È semplice, ripetitivo, ma perfettamente incastrato con la cassa.

La cosa interessante? Non invade mai lo spazio della voce. Anzi, la esalta. Ogni nota è messa esattamente dove serve, né prima né dopo.

Questo è un esempio perfetto di arrangiamento intelligente: ogni strumento ha un ruolo preciso e lo rispetta.

Una scelta “sbagliata” che ha fatto la storia

All’inizio, alcuni dirigenti discografici pensavano che Billie Jean fosse troppo minimal per avere successo. Troppo lunga, troppo ripetitiva, troppo diversa dagli standard pop dell’epoca.

Quella che sembrava una debolezza si è rivelata invece la sua arma vincente: un brano che cattura, coinvolge e non lascia scampo all’ascoltatore.

La lezione per musicisti e studenti

Billie Jean ci insegna una cosa fondamentale:

🎵 Non è quanto suoni, ma come e perché lo fai.

Che tu sia un batterista, un pianista, un cantante o un producer, questo brano è una masterclass di:

  • ascolto reciproco
  • controllo
  • servizio alla canzone

Ed è proprio questo uno dei valori che cerchiamo di trasmettere ogni giorno in Accademia Brillar: la tecnica è importante, ma la musica nasce dall’equilibrio.

 

✨ La prossima volta che ascolti Billie Jean, prova a non cantarla. Ascolta solo il groove. E chiediti: sto davvero lasciando spazio alla musica?

Accademia Musicale Brillar

L'accademia musicale inclusiva Brillar nasce dall’idea di voler creare una scuola di musica davvero per tutti quindi anche (e soprattutto) bambini, ragazzi e adulti con difficoltà quali: DSA (Dislessia, Disgrafia, Disortografia, Discalculia), BES (Bisogni Educativi Speciali), ADHD (Disturbo da deficit di attenzione e iperattività) e altri.