Anche la band più famosa del mondo ha attraversato momenti di crisi.

Il 3 settembre 1968, Ringo Starr tornò in studio con i Beatles dopo essersi allontanato temporaneamente dal gruppo durante le complicate registrazioni del White Album.

In quel periodo le tensioni tra John Lennon, Paul McCartney, George Harrison e lo stesso Ringo erano diventate sempre più forti. Il batterista arrivò addirittura a convincersi di non essere più all’altezza degli altri e decise di lasciare momentaneamente la band.

Una batteria coperta di fiori

Quando Ringo tornò agli Abbey Road Studios, però, trovò una sorpresa.

La sua batteria era stata completamente decorata con fiori come gesto di benvenuto. L’idea viene generalmente attribuita a George Harrison, che aveva cercato di convincerlo a rientrare nel gruppo.

Un piccolo gesto, ma molto significativo in un periodo in cui i rapporti tra i Beatles erano tutt’altro che semplici.

“Pensavo che gli altri tre suonassero meglio di me”

Negli anni successivi Ringo raccontò di aver avuto la sensazione di non riuscire più a suonare bene e di sentirsi quasi fuori posto all’interno della band.

La cosa curiosa è che, parlando individualmente con gli altri Beatles, scoprì che ognuno aveva una percezione molto diversa della situazione.

Una dinamica sorprendentemente comune anche nelle band di oggi: musicisti bravissimi possono attraversare momenti di insicurezza, sentirsi poco valorizzati o semplicemente perdere la sintonia con il gruppo.

I Beatles senza Ringo

Durante la sua breve assenza, i Beatles non smisero di registrare.

Paul McCartney, per esempio, suonò personalmente alcune parti di batteria, tra cui quelle di “Back in the U.S.S.R.” e “Dear Prudence”.

Ringo tornò comunque pochi giorni dopo e partecipò al resto delle sessioni del White Album, pubblicato nel novembre dello stesso anno.

La storia della batteria ricoperta di fiori rimane uno degli episodi più curiosi e umani della storia dei Beatles.

Perché dietro dischi leggendari e musicisti diventati icone esistono le stesse dinamiche che può vivere qualsiasi gruppo: insicurezze, discussioni, incomprensioni e bisogno di sentirsi parte della band.

E qualche volta, per ricordarlo, possono bastare dei fiori sopra una batteria.

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